Montefalco: terroir, disciplinare e produttori
Il carattere del Sagrantino e del Montefalco Rosso non nasce per caso: dipende dal terreno su cui cresce l'uva, dalle regole severe del disciplinare e dalle famiglie che negli ultimi cinquant'anni hanno trasformato un vitigno quasi scomparso nel rosso più strutturato d'Italia. Ecco cosa serve sapere prima di scegliere una bottiglia.
Indice
- Perché il terreno cambia il vino
- Le 4 sottozone del disciplinare
- Le denominazioni di Montefalco
- Abbinamenti con la cucina umbra
- I produttori che hanno fatto la storia di Montefalco
Perché il terreno cambia il vino
Il territorio di Montefalco è piccolo: il disciplinare copre il comune di Montefalco e parte di Bevagna, Giano dell'Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi, tra i 220 e i 472 metri di altitudine. Dentro quest'area ristretta il terreno cambia più volte, ed è il disciplinare stesso a distinguere quattro sottozone pedologiche diverse. Non è un dettaglio da manuale: un Sagrantino coltivato su terreni sabbiosi ha un carattere diverso da uno cresciuto su argilla, ed è uno dei motivi per cui due bottiglie della stessa denominazione possono avere strutture molto diverse tra loro.
Le 4 sottozone del disciplinare
Il disciplinare di produzione descrive così l'areale, dal punto di vista pedologico:
Conglomerati fluvio-lacustri
Sabbie gialle con livelli di conglomerati talvolta cementati, di origine Plio-Pleistocenica. Affiorano tutt'attorno a Montefalco, nelle zone di San Clemente, Camiano, Turrita, Cerrete, Pietrauta, il Vallo e San Quirico. Sono terreni sciolti e ben drenati, e tendono a dare vini più eleganti che potenti.
Argille e sabbie lacustri
Argille e argille sabbiose, sempre di origine Plio-Pleistocenica, presenti sotto Limigiano, a sud-ovest di Bevagna, a Bastardo, Cantinone e a sud di Turrita fino a Torregrosso. Trattengono più acqua e danno vini con maggiore corpo e struttura.
Alluvioni
Depositi prevalentemente sabbio-ciottolosi delle superfici di pianura, come a Cantalupo, Bevagna e La Bruna, oltre a terrazzi più antichi come quello a sud-ovest di Montefalco, verso Madonna della Stella. Sono tra i terreni più freschi dell'areale.
Marne
Vaste aree con affioramenti di rocce di origine marina, di età miocenica: arenarie giallastre e marne siltose in alternanza regolare, tipiche della Formazione Marnoso-Arenacea. Dove presenti, danno vini con una vena più sapida.
Sono informazioni che vengono dal disciplinare di produzione della denominazione, non da una singola cantina: la base tecnica su cui ogni produttore costruisce poi il proprio stile.
Le denominazioni di Montefalco
Lo stesso areale produce una DOCG, il Sagrantino, e più tipologie diverse sotto un unico disciplinare DOC.
Montefalco Sagrantino DOCG
Prodotto con uve Sagrantino in purezza, ha uno dei disciplinari più esigenti d'Italia: invecchiamento obbligatorio di almeno 33 mesi, di cui almeno 12 in botti di rovere, seguito da un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno 4 mesi prima di poter essere commercializzato. È un vino tannico, capace di evolvere per 15-20 anni.
Montefalco Rosso DOC
Un blend a base di Sangiovese (dal 60% all'80%) e Sagrantino (dal 10% al 25%), con la possibilità di aggiungere altre uve rosse autorizzate. Rispetto al Sagrantino in purezza è un vino più pronto e versatile, pensato per un pasto intero.
Montefalco Bianco DOC
Il bianco storico della zona, a base di Trebbiano Spoletino (minimo 50%): un uvaggio aggiornato nel 2016, quando ha sostituito la precedente formula a base di Grechetto e Trebbiano Toscano. Fresco e verticale.
Montefalco Grechetto DOC
Il secondo bianco della zona, riconosciuto nel 2016: richiede un minimo dell'85% di uve Grechetto. Diverso dal Grechetto dei Colli Martani, denominazione più ampia che copre un territorio esterno a quello di Montefalco.
Abbinamenti con la cucina umbra
Il Sagrantino nasce per reggere i sapori pieni della cucina umbra. Il legame più diretto è con la cacciagione: la palomba alla ghiotta, piccione servito con una salsa densa a base di vino rosso, fegatini e capperi, piatto della tradizione nobile di Todi e Perugia, è tra gli abbinamenti storicamente più citati per questo vino. Va altrettanto bene con il cinghiale in umido e con i pecorini di lunga stagionatura tipici della zona di Norcia. Il Montefalco Rosso, più morbido, accompagna meglio un pasto quotidiano: la torta al testo farcita con salumi e formaggi, o un piatto di strangozzi al tartufo nero quando si cerca un rosso comunque strutturato ma meno impegnativo del Sagrantino in purezza. I bianchi, Bianco e Grechetto, trovano il loro terreno naturale nella cucina del lago Trasimeno: il tegamaccio, zuppa di pesce di lago cotta in tegame di coccio, e la regina in porchetta, la carpa del lago aromatizzata come una porchetta, sono i piatti in cui il Grechetto, con la sua freschezza, regge meglio di un rosso. La versione Passito del Sagrantino, dolce ma non stucchevole, è il compagno tradizionale della rocciata, il dolce umbro a base di frutta secca, oltre che dei formaggi erborinati e, per chi lo apprezza, del cioccolato fondente.
I produttori che hanno fatto la storia di Montefalco
Negli anni Sessanta il Sagrantino era quasi scomparso: ne restavano meno di dieci ettari, coltivati da poche famiglie soprattutto per il passito. La sua rinascita in versione secca, e il successo internazionale che ne è seguito, ha il nome di alcune cantine precise.
Arnaldo Caprai arriva a Montefalco nel 1971. È il figlio Marco, alla guida dell'azienda dal 1987, a orientare decisamente la produzione verso il Sagrantino secco, la scelta che ha portato il vitigno al successo internazionale. Nel 1993 nasce 25 Anni, prodotto per celebrare l'anniversario della cantina e diventato una delle etichette simbolo della denominazione.
Antonelli San Marco, attiva a Montefalco dal 1883, coltiva in regime biologico certificato dal 2009. Il suo Sagrantino da vigneto singolo, la Chiusa di Pannone, prende il nome da un antico oliveto recintato da muretti a secco, oggi vigna dedicata interamente a questa etichetta.
Tenuta Castelbuono, della famiglia Lunelli, la stessa di Ferrari Trento, arriva a Montefalco nel 2001. La cantina, il Carapace, è stata progettata dallo scultore Arnaldo Pomodoro e inaugurata nel 2012: una struttura a forma di guscio di tartaruga che è insieme opera d'arte e luogo di vinificazione.
Accanto a queste realtà più note, cantine di dimensioni più piccole come Scacciadiavoli mantengono un legame diretto con il territorio e metodi di lavorazione più artigianali.
Conoscere sottozone e disciplinare aiuta a leggere l'etichetta prima di comprarla. Nella nostra selezione di vini di Montefalco trovi Sagrantino DOCG, Montefalco Rosso DOC, Passito e i bianchi del comprensorio, con denominazione e abbinamento indicati per ogni bottiglia.
